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Da Zavattarello al Monte Calenzone

Presentazione

Dalle sorgenti sulle falde del Penice all'ingresso nel lago artificiale di Trebecco il Tidone scorre in territorio pavese per poi proseguire, una volta uscito dalla diga, nella nostra provincia. Succede quindi che, per adozione, i paesi che sorgono lungo la statale 412 tra Caminata e il Passo del Penice, strada che segue fedelmente il corso del torrente, siano considerati quasi piacentini nonostante si trovino in piena Lombardia. Romagnese e Zavattarello sono i due centri principali della zona, e il Monte Calenzone che li sovrasta dai suoi 1.151 m d'altezza esercita la sua attrazione sugli appassionati di trekking.

I due centri abitati rappresentano un punto di partenza ideale per piacevoli salite alla vetta; da Romagnese il cammino si snoda a est tra grandi spazi aperti su vaste vedute, con partenza dal sobborgo di Casa Ariore. Zavattarello, al contrario, rimane costantemente nel bosco, e guadagna in suggestione ciò che perde in panoramicità. Il dislivello è approssimativamente lo stesso (400 m) in entrambi i casi, ma da Zavattarello viene conquistato in un tratto più breve, quindi con maggior impegno. Da Zavattarello partono, in realtà, due strade, una, più larga e tortuosa, destinata a chi procede a cavallo, l'altra, in buona parte angusta e diretta, praticabile a piedi. Le due piste si intersecano e si sovrappongono spesso, ed è questo il motivo per cui, nonostante il ritorno qui suggerito privilegi tratti spesso diversi da quelli scelti in salita, il tipo di percorso è stato definito "lineare" nella scheda tecnica.

L'avvicinamento in auto 

Tra Caminata e Romagnese si prende a destra al bivio per Zavattarello, si arriva al paese e, alle prime abitazioni, si gira a sinistra, in salita, in quella che può definirsi la circonvallazione. Arrivati all'innesto nella via che sale dal centro storico si gira a sinistra e si percorrono alcuni chilometri, superando le frazioni di Casa Rosa, Case Stefanone e Costa Sisra. Quando la salita termina si percorre qualche centinaio di metri in piano e si arriva, proprio dove inizia la discesa, a uno spiazzo sterrato sulla destra, dove evidenti indicazioni sugli alberi e su un piccolo acquedotto segnalano l'inizio dei due sentieri principali per il Monte Calenzone, descritto semplicemente con l'acronimo M.C. Si parcheggia e si inizia la camminata.

L'escursione 

Si prende il sentiero che sale ripido a sinistra (la freccia gialla segnaletica non è ben disegnata, può addirittura far pensare che si debba procedere lungo l'asfaltata). È bene rassegnarsi da subito alla latitanza del segnavia, che si incontrerà solo alle intersezioni con l'altra strada, quella che, con partenza dallo stesso punto, va a destra ed è destinata ai cavalli. Dopo 10 minuti si incontra una prima biforcazione, alla quale si tiene la sinistra; il tragitto è tutto un intrico di strade, ma il principio "verso l'alto" si rivela sempre efficace. Ancora 2 minuti, poi la salita concede tregua, ma non per molto, e dopo un quarto d'ora si arriva a un'ampia strada sterrata, nella quale ci si immette a destra. Tra i numerosi faggi e i castagni che, con l'aumento della quota, cominciano ad apparire, si scorge ogni tanto qualche pino isolato, forse nato da un seme rubato dal vento alla pineta che si trova in vetta. 

Dopo soli 2 minuti si lascia la strada per seguire un sentiero che sale a sinistra, prendendo ancora a sinistra alla successiva e vicina diramazione. Un minuto più tardi si gira a destra (se tante svolte preoccupano, si ricordi il sempre valido principio citato prima), e poco dopo a sinistra, nella strada larga concepita per i cavalli. Quando, poco più avanti, si incontra un altro bivio, si rimane sulla principale, che sale dritto, finalmente aiutati da un segnavia che riporta il numero 3. A sinistra (in alto!) 2 minuti più tardi, poi ci si innesta nella strada per i quadrupedi e, 5 minuti dopo, si entra in pineta e, finalmente, si dimentica la ripida salita che ha finora caratterizzato l'itinerario, perché si cammina in piano o, addirittura, in brevi tratti di discesa, lasciando alla propria destra il pendio del crinale. In 10 minuti, questa volta ben guidati dal segnavia "3", si arriva alla cima del monte, attrezzata per picnic e, grazie a un bel rifugio in legno, anche per un eventuale pernottamento in sacco a pelo.

Al ritorno, dopo 2 minuti si tiene la destra (è la stessa strada dell'andata, ma è bene precisarlo, perché non sarà sempre così), e dopo 10 minuti si procede dritto, ignorando la curva a sinistra del sentiero largo. Dopo una discesa abbastanza ripida ma breve si lascia la principale proprio su un tornate a sinistra e si gira a destra. Presto si arriva a un piazzale che offre la scelta, addirittura, tra quattro sentieri diversi; contando da destra, in senso antiorario, si segue il terzo, che è all'incirca dritto davanti a sé, l'unico leggermente in salita. Presto compare il segnavia a rassicurare sulla scelta, puntuale anche nell'invitare a destra al successivo incrocio, che si incontra 10 minuti più a valle; appena dopo si gira ancora a destra a un altro incrocio, questa volta non segnalato: è l'ultimo tratto, perché in meno di 10 minuti si arriva alla macchina dalla strada che si era trascurata alla partenza.

Tratto da "Sentieri Piacentini" di Giorgio Carlevero