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Le prime notizie certe di Palazzo Scotti risalgono al 1321 quando le milizie ghibelline di Galeazzo Visconti s'impegnavano ad eliminare i capisaldi della resistenza guelfa disseminati nel piacentino, distruggendo anche il Castello di Carpaneto.
Di tutto l'antico ed articolato complesso è sopravvissuto Palazzo Scotti di cui, dell'originale, sono rimasti solo i poderosi muri perimetrali a scarpa e all'interno un loggiato con colonne di granito sormontate da capitelli d'arenaria con lo stemma degli Scotti.
L'edificio subì una nuova sistemazione nel 1934 con il completamento dei porticati interni e dei sovrastanti corridoi sui lati nord-est, a servizio delle classi elementari ospitate al piano superiore fino al 1988 quando entrò in funzione il nuovo Istituto comprensivo.
Gli affreschi poi per abbellire un anonimo salone del Castello vennero eseguiti nel 1934 dal noto pittore futurista piacentino Osvaldo Barbieri Terribile, in arte BOT.
Di tutti i dipinti, con temi riguardanti la guerra e la industrializzazione, solo quello raffigurante la Marcia su Roma venne ricoperto dopo la seconda guerra mondiale, per evidenti ragioni politiche, mentre quelli delle altre tre pareti e del soffitto hanno subito alcune cancellature nei particolari che alludevano alla dittatura fascista.
Le pareti dello scalone vennero invece affrescate nel 1937, su commissione del Podestà Carlo Nazzani, con tre dipinti di cui due ricordavano l'Impero mentre il terzo raffigurava una prosperosa Donna Italica ancora visibile, anche se rimaneggiata.
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