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Ernest Hemingway, figura mitica e a volte mitologica di scrittore, ricordato per aver scritto pagine immortali e per aver ingerito litri e litri di mojito: cosa lega il premio Nobel statunitense alla nostra provincia?
Il fatto che lega Piacenza, e in particolare la Valle del Trebbia, al celebre autore, è la frase-slogan che da sempre inorgoglisce la valle. Impegnato sul fronte italiano durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1945 si trovò a seguire le truppe che transitavano in Val Chero e Val Trebbia. La leggenda racconta che, dopo aver costeggiato le rive del nostro fiume, Hemingway scrisse sul suo diario, a grandi caratteri: "Oggi ho attraversato la valle più bella del mondo".
Negli anni sono state alzate obiezioni a questo fatto, così caro ai piacentini che ne hanno fatto uno dei propri "slogan": scegliamo di credere però a questo fatto, e anche ai racconti che descrivono un Hemingway non più impegnato nella guerra, che sceglie però di ripercorrere i propri passi, tornando nel piacentino negli anni Cinquanta, accompagnato dalla moglie, proprio per dedicarsi ad uno dei suoi hobby preferiti. Grande appassionato di pesca, non si lasciò infatti sfuggire la possibilità di andare "a caccia di trote" nel fiume Aveto.
Vero o no, ci piace continuare ad immaginare il caro Ernest alle prese con una trota particolarmente battagliera, o ancora meglio, con la lenza tristemente abbandonata in acqua, e che rimugina su una frase che diventerà l’incipit del suo "Il vecchio e il mare": "Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce".
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