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Secondo la tradizione cristiana, dove oggi sorge la piccola chiesa di Santa Maria in Cortina fu ritrovato il corpo del martire Sant’Antonino, poi divenuto patrono della città di Piacenza, in una camera ipogea risalente al IV secolo. Il sacrario voltato e affrescato si trova a quattro metri e mezzo di profondità ed oggi è conosciuto come “pozzo di Sant’Antonino”; successivamente il corpo venne trasportato nella Basilica di Sant’Antonino.
Sul luogo il vescovo Savino, autore del ritrovamento, fece costruire una prima chiesa, a cui ne seguì una medievale, che fu a sua volta sostituita dall’attuale, ultimata all’inizio del XVI secolo. A fine Ottocento, durante i lavori di restauro dell’edificio, vennero alla luce anche importanti reperti di età imperiale, tra cui il “marmo Cecilio”, a dimostrazione che fin dal I secolo quest’area svolgeva il ruolo di necropoli: una lastra di Rosso Verona che si ipotizza essere parte di un monumento funebre a tamburo e che reca un’iscrizione funeraria citando Cecilio, questore e tribuno augustale.
La chiesa di Santa Maria in Cortina, priva di sagrato, oggi presenta una facciata a capanna con al centro un ampio rosone.
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