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Luigi Illica: tutti conoscono le sue opere, almeno le principali, forse nemmeno rendendosi conto di chi fosse questo straordinario personaggio dai natali arquatesi. A Piacenza è un nome che risuona spesso: stradine e viali portano il suo nome, e persino un premio internazionale della musica e della cultura. Nel suo paese d'origine, Castell'Arquato, un largo e splendido viale gli rende omaggio. Nato nel 1857, Luigi Illica vanta nel suo curriculum attività di giornalista, commediografo e, soprattutto, librettista. Dopo una giovinezza passata all'estero, e varie esperienze collezionate a Milano e Bologna, pubblica "Farfalle, effetti di luce", una raccolta di prosa e poesia. Ma Illica è un artista completo, e soprattutto irrequieto: un solo libro non basta a racchiudere la voglia di espressione che lo accompagna da sempre. Infatti, durante gli anni, oltre alla pubblicazione di "Farfalle", lo si vede impegnato anche nella fondazione di una rivista letteraria, di ispirazione repubblicana, e nella stesura di diverse opere teatrali.
Eppure, ciò per cui questo piacentino diventa un riferimento nazionale è altro: la scrittura di libretti d'opera. Attivo già nel 1889, nel 1892 scrive la sua prima opera, "Wally" di Fraschetti, senza usufruire della collaborazione di altri librettisti. Ma le sue opere più famose sono di certo altre: come dimenticare "La Bohème", "Tosca" e "Madama Butterfly” di Giacomo Puccini, e ancora oggi tra le opere liriche più rappresentate al mondo? In realtà, queste ultime opere sono frutto dell'importante collaborazione artistica che Illica instaurò con un altro grande artista: Giuseppe Giacosa. Con Puccini, dopo la morte di Giacosa, si tentò di proseguire la collaborazione, riprendendo il progetto di un dramma storico su Maria Antonietta. Per scelta del compositore tuttavia l'opera, alla quale i due artisti lavorarono a lungo, non fu mai portata a termine. Ma altri successi corredano la produzione artistica di questo scrittore: "Le maschere" per Mascagni, per citarne uno tra i tanti, insieme a "Andrea Chènier" di Umberto Giordano, la sua opera più famosa scritta in solitaria. Illica muore nel 1919 a Colombarone, vicino a Castell'Arquato, paese dove ancora oggi è sepolto.
Collocato proprio a fianco della casa natale di Luigi Illica, il Museo si articola in quattro sezioni: la vita, le opere, le testimonianze e i materiali. Oltre alle numerose foto che lo ritraggono con i principali interpreti delle sue opere, sono qui custoditi diversi costumi indossati nelle rappresentazioni e donati dai grandi artisti lirici che li hanno indossati.
Il Museo è andato arricchendosi di numerose lettere e materiale di corrispondenza con vari personaggi del tempo, di cartoline e di una “presunta poesia” del Carducci inerente la piazza di Castell’Arquato.
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