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L’attuale basilica fu costruita per opera dei monaci benedettini, tra il 1456 ed il 1522, sopra i resti della chiesa conventuale del IX secolo, causando l’interramento della pavimentazione recante il mosaico, oggi tornata alla luce, sebbene in parte. Un sito che vi sorprenderà, come la scritta presente sopra il portale d’accesso alla chiesa: “terribilis est locus iste”, letteralmente “Questo luogo è terribile” che sta ad indicare un luogo sacro da non profanare ed invita ad entrare quasi in punta di piedi, in un ambiente solenne.
La navata centrale è stata affrescata da Bernardino Lanzani tra il 1526 e il 1530. Sua è anche la splendida pala d’altare raffigurante la Madonna con il Bambino tra i Santi Benedetto e Caterina collocata nel transetto di sinistra. Classico esempio di stratificazione artistica, il presbiterio presenta decorazioni settecentesche eseguite da Francesco Natali nel 1710. Sono qui rappresentati due dei miracoli più famosi compiuti da San Colombano: a sinistra potete vedere il monaco mentre distrugge con un solo soffio un’anfora, simbolo delle eresie che devono essere combattute, a destra, invece, il miracolo dell’orso aggiogato al bue. Notate una particolarità: il Santo irlandese veste il saio nero dei benedettini, ovvero l’ordine monastico reggente, in quel periodo, il complesso di San Colombano. Degno di attenzione è anche il coro ligneo datato 1488 e realizzato da Domenico da Piacenza. Ma la visita non si ferma qui!
Scendendo in cripta, ad un livello intermedio, si può ammirare il pregevole mosaico che costituiva il pavimento dell’antica basilica di Agilulfo del IX secolo. E’ diviso in quattro fasce orizzontali: le prime due rappresentano episodi tratti dal Libro dei Maccabei, le altre, i mesi e i segni zodiacali. In cripta si trova il sarcofago che contiene i resti mortali di Colombano, opera realizzata dal maestro Giovanni de Patriarchi da Milano, nel 1480. Sulle pareti laterali, notiamo, invece, i sepolcri di Sant’Attala e San Bertulfo, i compagni di San Colombano. Altra opera di grande pregio è la cancellata in ferro battuto, datata tra il IX e il XII secolo, che originariamente serviva per dividere la parte riservata ai fedeli da quella riservata ai monaci. E’ un’opera mirabile soprattutto per la realizzazione dei cosiddetti “nodi del diavolo”, particolari nodi doppi, di difficilissima realizzazione per quei tempi.
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