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Posto nel terreno golenale, tra Sant’Antonio e Borgotrebbia, il Santuario della Beata Vergine Maria del Suffragio dei Poveri, nella sua solenne bellezza, testimonia la tragedia della peste (l’epidemia descritta dal Manzoni ne I promessi sposi) che si abbatté nel 1630 anche a Piacenza, decimando circa i due terzi della popolazione.
Nel 1640 la Confraternita di San Giorgino in Sopramuro costruì un oratorio che resistette fino ai primi del Settecento. La stessa Confraternita lo ricostruì ex novo nel 1735 e nella sua cripta raccolse le ossa di circa 18.500 piacentini morti di peste e sepolti nelle fosse comuni del terreno golenale.
Sull’altare si ammira ancora il gruppo a stucco policromo seicentesco, attribuito agli stuccatori Antonio Zanoni e Provino Dalmazio Porta, incaricati dalla Confraternita della Beata Vergine del Suffragio di Via Sopramuro. Rappresenta superiormente la Madonna col Bambino su un trono di nubi circondata di angeli e, in basso a destra, una pietà vestita da confratello, nell’atto di versare acqua da un’anfora sulle anime sottostanti in mezzo alle fiamme. A sinistra vi è un angelo che estrae un’anima dal luogo di pena e in fondo teste di vecchi e giovani che si sporgono desiderosi di pari favore, il tutto dipinto a colori vivaci e con indorature sul manto della Vergine.
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