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I dipinti che costituiscono il nucleo di opere della Pinacoteca di Palazzo Farnese, coprono un vasto periodo temporale (dal XIV al XIX secolo) e hanno provenienze diverse.
Un'opera d'arte mirabile è La Beata Vergine e Cristo intercedenti per la città di Piacenza, opera di Giovanni Battista Trotti, detto il Malosso, artista cremonese attivo a Piacenza dal 1585 al 1615, rappresenta una rarissima veduta della città di Piacenza.
La scena è suddivisa secondo regole controriformiste in tre piani ben distinti: in basso la vista della città di Piacenza, costellata di campanili e chiese, tra cui svetta Palazzo Farnese; nel piano mediano, seduti tra nuvole sorrette da una gloria di angioletti, Cristo e la Vergine Maria, con lo sguardo rivolto verso l’alto, a intercessione della città. In alto, tra il visibile e l’invisibile Dio Padre, anch’esso inserito in una nuvola tra angeli in gloria. La suddivisione dello spazio tra divino e terreno, inaugurata alla fine del Cinquecento, sarà poi una costante delle pale d’altare barocche. La tela è firmata e datata sul frammento di colonna a sinistra: “Jo Baptista Trottus dictus Malossus Cremon is faciebat anno 1603”.
Una sala della Pinacoteca è dedicata al matrimonio di Elisabetta Farnese e Filippo V re di Spagna. Nel 1714 il pittore di corte Ilario Spolverini fu incaricato dal duca Francesco Farnese di dipingere due serie di tele dedicate al matrimonio della nipote Elisabetta con il re di Spagna, avvenuto per procura il 16 settembre di quello stesso anno a Parma.
Per eseguire al meglio i dipinti lo Spolverini si poté avvalere di una testimonianza importantissima, il Ragguaglio delle nozze della Maestà di Filippo Quinto e di Elisabetta Farnese, un resoconto dettagliatissimo, elegante e a tratti lezioso delle nozze, dato alle stampe nel 1717. Per dipingere le tele, il pittore si servì, inoltre, anche di tanti appunti grafici e di disegni eseguiti dal vivo.
Nel 1734 i dipinti dei Fasti, come altri quadri e arredi delle residenze farnesiane, vennero trasferiti da Carlo III di Borbone, figlio di Elisabetta, a Napoli, capitale del suo regno. Solo nel 1928 sei dipinti appartenenti alla serie tornarono a Palazzo Farnese; quattro sono conservati presso il Municipio di Parma; nove sono rimasti presso la Reggia di Caserta.
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