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Giulio Alberoni cominciò a formare le sue collezioni fin dagli anni giovanili a Piacenza, arricchendole poi durante il soggiorno in Spagna e a Roma, a partire dagli anni Venti del Settecento.
Sala Panini
La Sala Panini prende il nome dal grande pittore piacentino e artista di grande fama della prima metà del Settecento. In essa sono riuniti dipinti religiosi, di storia e due nature morte di Antonio Gianlisi junior (1677-1727) proprio ai lati della scala. Sulla parete di testa è posta un’opera di Domenico Maria Viani, mentre sulla parete destra dipinti di Giovanni Paolo Panini e di Sebastiano Conca.
Sulla parete opposta ci sono due grandi dipinti di Giovan Battista Lenardi e quattro tele di Eberhart Keilhau, un’attribuzione che non ha convinto tutti gli studiosi, pittore danese passato per la bottega di Rembrandt ad Amsterdam, che arricchì la sua tavolozza a Venezia, per stabilirsi poi definitivamente a Roma. La sala è completata da dipinti di altri di artisti lombardi del 1700.
SALA MARTINEZ
Oltre a diverse nature morte con fiori e paesaggio, la sala dedicata a Sebastiano Martinez ospita sulla parete principale San Francesco in meditazione, capolavoro di questo pittore spagnolo, uno dei più importanti artisti della Scuola di Siviglia: fu pittore di corte di Filippo IV e successore di Velázquez. Sulla stessa parete il Martirio di San Sebastiano è stato recentemente restituito all’artista Cristoforo Serra; si tratta di un’opera nella quale sono evidenti i richiami al Guercino che fu suo maestro, ad esempio nella figura del giovane che mostra al santo la freccia e nello sgherro barbuto che calca la mano sul volto del santo.
Troviamo qui l’unica scultura lignea presente in pinacoteca. E’ il San Lazzaro, opera di Hermansz Geernaert, scultore fiammingo, nativo di Bruges, giunto a Piacenza nel 1727 e qui stabilitosi fino alla morte.
Saletta 1
La prima saletta è dedicata ai “quadri di genere”: nature morte, marine, battaglie, quadri di fiori e infine paesaggi, molto ambiti dai collezionisti. Giulio Alberoni acquistò opere di Gaspard Dughet (conosciuto con il soprannome di Poussino), di Salvator Rosa e di Micco Spadaro, al secolo Domenico Gargiulo.
Saletta 2
In questa sala si concentrano le tele raffiguranti nature marine: opere di Pieter Mulier, di Jacob de Heusch, di Giovanni Paolo Panini. Sulla parete destra va in scena il trionfo del cibo della tavola popolare e nobile ad opera di due artisti piacentini: Antonio Gianlisi e Bartolomeo Arbotori, il quale descrive anche funghi, cibo raro e prelibato, e il formaggio stagionato della zona, il Grana Padano.
Saletta 3
Le opere qui presenti ben testimoniano di quanto l’evolversi del gusto della committenza abbia influenzato l’espressione artistica. Nature morte con animali di David de Coninck, opere di Pieter van Lear, Michelangelo Cerquozzi e Jan Miel. Completano la saletta dieci piccole e raffinate telette da ricondurre forse all’artista romano, Virtuoso del Pantheon e Accademico di San Luca, Ludovico Stern.
Saletta 4
In questa sala troviamo figure che hanno un posto e un nome preciso nell’immaginario collettivo: due evangelisti, San Matteo e San Luca, realizzati da un pittore lombardo della seconda metà del secolo XVII, e due filosofi, Diogene e Archimede, opera di un ignoto artista della stessa epoca: provengono dal Palazzo di Piacenza del cardinale Alberoni, ultima sua dimora, situato in centro città, nei pressi della Chiesa di San Savino.
Saletta 5
In questa saletta spiccano opere di Pietro Del Po, pittore e incisore di Palermo, ma attivo soprattutto fra Roma e Napoli, del quale si ricordano diciannove lastrine di rame dipinte per la Cattedrale di Toledo, realizzava opere di piccole dimensioni che si distinguono per il raffinato classicheggiante disegno nello stile del Domenichino presso il quale sembra aver lavorato.
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